|
SECONDA PARTE: L’INIZIAZIONE
Procedevano lentamente, Riccardino pedalava alacremente,
girandosi a destra e a sinistra, perché qualsiasi cosa lo
incuriosiva. Le farfalle erano gigantesche e svolazzando sopra le
loro teste canticchiarono:
-Doriiiino,
alla fine sei riuscito a portare un altro bambiiiino dalla
Terra! Gliel’hai spiegato che non potrà più tornare giù?-
Riccardino si
fermò spaventato ad ascoltarle e il Maghetto proruppe:
-Ragazze, fatevi
gli affari vostri e non rompete le scatole, Ricky è appena arrivato
e può tornare sulla Terra quando vuole. E tu, baby, non stare ad
ascoltare quelle stupide pettegole, ti spiegherò tutto più tardi,
okay?-
-Che belle! Chi
sono? -
-Le tre farfalle:
Lalla, Lella e Lilla. -
-Dorino
promettimi che entro stasera tornerò a casa. -
-Qui il tempo non
esiste, è un’invenzione dei Terreni! Stasera, domani, fra un anno,
non ha nessuna importanza. Pensa piuttosto che da quando mi hai
conosciuto sei guarito, ti pare poco? Adesso basta con le
chiacchiere, io ho un certo languorino, ti va di far merenda? -
-Io non so
mangiare, non ho mai masticato o bevuto, la mamma mi bagna le labbra
ogni tanto e il dottore mi ha fatto un buco nella pancia per far
passare la pappa con un tubicino. Non mi da’ fastidio, però tutte le
volte che la mamma prepara il siringone mi viene da vomitare. Io
mangio da qui, guarda…- replicò Riccardino, sollevando la maglietta.
La pelle del bimbo era liscia e candida, senza alcuna traccia del
foro per il sondino.
-Come…com’è
possibile? L’ho sempre avuto… è un’altra delle tue magie, vero
Dorino?-
-Può darsi baby…
ti ricordo che nel Paese dei Girasoli non esistono le malattie, per
questo sono tutti vecchi. Dopo mangiato andremo a fare una partita.
Se non sbaglio, non hai mai preso a calci un pallone ed è un’altro
dei tuoi desideri, no?
-Sì… chi te l’ha
detto?-
-So tutto di te,
piccino. Dopo la partita, ti condurrò nella Foresta Gialla. Ci
aspettano un paio di cavalli molto speciali… imparerai anche a
cavalcare. Non è male come programma, no? O preferisci tornare a
casa tua, star seduto sul passeggino e sognare di correre?... –
-No, no, è
bellissimo, ma io voglio mamma e papà…- piagnucolò Riccardino.
-Goditi questa
giornata baby, e poi ne riparliamo. Ti assicuro che potrai tornare
sulla Terra quando vuoi.-
Riccardino
rifletté e ammise che in fondo quello era il giorno più bello della
sua vita, solo che gli dispiaceva non poterlo condividere con i suoi
cari genitori e suo fratello. Le sue gambette si muovevano agili, le
braccine erano diventate vigorose e piene di vita, gli occhi
esploravano ogni cosa, ammirando quel luogo fatato, tanto diverso
dalla sua città. Anche le margherite erano enormi, e si scansavano
per farli passare, piegando leggermente il gambo. Percorrendo i
viali alberati, si accorse che creature invisibili li scortavano,
lasciando una scia luminosa nell’aria, mentre si aggiravano veloci
tra i cespugli.
Era sorprendente
il modo in cui riusciva a pedalare e di tanto in tanto muoveva le
braccia per “sentirle”. La testolina poi stava tesa sul collo, e
Riccardino si girava facendo strani cenni col capo perché gli
piaceva moltissimo esercitare tutti i muscoli.
-Finalmente l’hai
trovato?- proferì una Voce melliflua, accompagnata da un suono di
campanelli. Dorino frenò e rispose:
-Sì mia Regina,
non è stato facile, solo un bimbo su 150.000 possiede questa
malattia, nel mondo dei Terreni…l’ho trovato in Italia, in un
paesino chiamato “Spezzano”- Dorino parlava guardando un punto sopra
la gigantesca quercia. Riccardino era fermo accanto a lui ma non
vedeva nessuno.
-Perché tu possa
diventare un mago, e liberare tuo padre, era indispensabile che lo
trovassi! Sei stato abile, ma siamo appena all’inizio dell’opera.
Quando arriverai fino in fondo, manterrò la mia promessa. Accompagna
il tuo piccolo ospite al Mulino, sarà stanco e affamato, poi andrete
a giocare.-
-Grazie mia
Regina. Sempre ai tuoi ordini. – replicò Dorino, portando una mano
al cuore e sbattendo le ali.
-Dorino, con chi
parlavi? Perché non ho visto nessuno? – chiese Riccardino.
-La Regina decide se e quando
manifestarsi. Su andiamo via, seguimi. -
Ripresero a
pedalare su per la collina, finché raggiunsero un’ampia radura. Un
enorme mulino a vento, bianco e azzurro, si stagliava maestoso
contro il cielo. Si presentò in tutta la sua magnificenza agli occhi
stupiti di Riccardino, che dalle sue parti non ne aveva mai visto
uno. Rimase incantato a guardare la grande ruota fissata in cima ad
una specie di torre, con le pale che giravano sospinte dalla lieve
brezza. Gli sembrò bellissimo, solo che aveva delle strane finestre,
lunghe e strette, simili a fessure. Dorino gli spiegò che nel Paese
dei Girasoli il sole non tramontava mai, quindi le finestre erano
ristrette per limitare il passaggio della luce. La porta d’ingresso
si aprì magicamente al loro arrivo. All’interno del Mulino
troneggiava una tavola enorme, imbandita con ogni sorta di dolciumi:
torte, dolci e biscotti, pop corn, zucchero filato, tavolette di
cioccolata, cioccolatini e caramelle, che diffondevano il loro
delizioso profumino nell’aria.
-Che te ne pare,
baby? Questo banchetto è in tuo onore… benvenuto nel Paese dei
Girasoli! –
-Che bontà...
vorrei mangiare tutto…non mangio da quasi quattro anni non so
neanche se ne sono capace – sospirò Riccardino. –Ora capisco cosa
vuol dire avere “l’acquolina in bocca”! -
-Imparerai in
fretta, te l’assicuro! Se non dovesse bastare, ce n’è dell’altro di
là, non temere-
Riccardino iniziò
dalla torta con panna e fragoline, tuffando golosamente le dita
nella crema bianca e soffice. Poi assaggiò la crostata di mele, la
torta al cioccolato, i bigné alla crema, le sfogliatelle, addentò il
torrone, i biscotti farciti… mangiava avidamente e riusciva ad
ingoiare ogni prelibato boccone senza affogarsi. Dorino gli versò un
bicchiere d’acqua, bevve e crollò addormentato su un pagliericcio.
Al suo risveglio
splendeva ancora il sole, che filtrava appena appena da quelle
strane finestre. Riccardino era ancora disteso e non si era mai
sentito così bene in vita sua. Si toccò la pancia, era bella liscia,
non c’era traccia del sondino. Aveva mangiato voracemente, usando la
bocca, i denti e la lingua, altro che pappe e siringone! Allungò
ancora incredulo le gambe e i piedi, stiracchiandosi come un gatto.
-Devo aver
dormito tanto…- disse stropicciandosi gli occhi. –Dorino dove sei?
Che ore sono?-
-Sono qui,
buongiorno piccolo mio. Noi non misuriamo il tempo come voi Terreni
perché abbiamo deciso che non esiste, quindi ci siamo liberati di
orologi e calendari. Tieni presente che da noi ogni giorno è
domenica, il sole splende in continuazione, non scende mai la notte,
ed è sempre primavera. Per rispondere alla tua domanda…vediamo,
avrai dormito un bel po’, qualcosa come tre, quattro ore. O dieci,
più o meno... Non so dirti altro. -
-Perché sono qui?
Quando tornerò a casa?-
-Ascolta baby, sei molto fortunato,
la Regina ti ha scelto fra 150.000
bambini, scoprirai cosa si prova a VIVERE. Non aver fretta, nessuno
sulla Terra si accorgerà della tua scomparsa, ti trovi in un mondo
parallelo, dove non esiste il tempo così come voi Terreni lo
concepite. In questo preciso momento la tua mamma sta parlando a
telefono e tu sei in cucina, seduto nel passeggino, bloccato
saldamente da una cintura.
La Regina vedendoti si è
impietosita e nella sua grande generosità, ha espresso il desiderio
di conoscerti per regalarti la guarigione. Sappiamo che i tuoi Umani
non sono in grado di curarti perché nel vostro mondo senza i soldi
non si può far nulla.-
-La mamma sta
raccogliendo i soldini per portarmi in America così guarirò. Ci sono
tante persone buone che l’aiutano – replicò prontamente Riccardino.
- Se resti con
noi, sarai guarito per sempre, non avrai più bisogno di cure costose
e tua madre non dovrà più affannarsi. Finora hai conosciuto solo la
sofferenza, nel Paese dei Girasoli invece sarai libero e felice,
potrai mangiare dolci a volontà, giocare , volare...-
-Sì, sì, fammi
volare, ti prego! E voglio andare di nuovo in bicicletta! Va bene
Dorino, mi hai convinto, per ora sto qui, ma voglio cominciare
subito a divertirmi! -
- Bravo Ricky! Ti
prenderai una bella rivincita, te l’assicuro. La bicicletta che hai
usato è un mio regalo personale.-
-Davvero posso
tenerla? Grazie!!!-
-Ti va di andare
al campo per fare una partita? -
-Sììììì-
-Ti presto un
paio di ali, così arriviamo subito e tu cominci ad esercitarti. Nel
nostro Paese le distanze sono enormi e se non hai un buon paio
d’ali, sei tagliato fuori -
Dorino trasse due
piccole ali da una tasca, che applicò con una leggera pressione alla
schiena di Riccardino. Esse attraversarono la maglietta per fissarsi
sulla pelle in maniera indolore. Nel giro di pochi istanti
s’ingrandirono, cominciarono a muoversi, animate da vita propria.
Erano variopinte e scintillanti, sbattendo emettevano un lieve
fruscio. Riccardino cercò di girarsi per vedersele addosso:
-Non riesco a
vederle, fammi guardare allo specchio, Dorino -
-Puoi specchiarti
sul laghetto dietro al Mulino, le sue acque sono limpide e
trasparenti, vieni ti accompagno. -
Il piccolo lo
seguì e s’inginocchiò sulla riva per guardare da vicino la sua
immagine riflessa. : -Ohhhhh… che belle, come brillano, grazie
Dorino… dimmi, come si fa a volare?-
–Tocca la spalla
destra due volte per volare a un metro da terra; se vuoi andare più
in alto, tocca la spalla sinistra; per scendere, batti le mani. Hai
capito?-
-Sì, è più facile
che camminare. -
Sei pronto? Si
parteeee!-
I due si
librarono nell’aria, Dorino conosceva tutti gli uccellini e li
salutava chiamandoli per nome:
-Ehilà Tilly come
stai? Ueee, chi si vede, Lulù, come mai da queste parti? Ciao
Gigi, tanti auguri per la nascita dei gemelli. -
Riccardino si
stava divertendo come un matto e rideva a crepapelle:
-Stamattina non
potevo camminare e adesso addirittura sto volando! Ora sì che
comincio a divertirmi. Se mi vedesse Ninì…-
-Allora sei
contento Ricky?-
-Sì, tanto!-
Atterrarono sul
campo di calcetto, dove altri bambini pareva li aspettassero.
Riccardino s’impossessò del pallone stringendolo forte al petto e
chiudendo gli occhi disse:
-Enzo, ti dedico
la mia prima partita. Sarai fiero di me, te lo giuro.-
Dorino gli
presentò la squadra: -Ragazzi, lui è il piccolo grande guerriero,
Riccardo Pio, Ricky o Riccardino per gli amici.-
Erano tutti
dotati di ali trasparenti, il più grande aveva 10 anni o poco più,
poi vide LEI, ma riuscì a parlarle solo dopo la partita.
La sua squadra
vinse 3 a 0 fra il tripudio generale, Riccardino pur non avendo mai
giocato, aveva segnato tre gol spettacolari e Lei ogni volta era
balzata in piedi per fare il tifo, gridando “Gol!” e applaudendo
fragorosamente.
Alla fine della
partita, tutti i bambini si erano alzati in piedi scandendo il suo
nome: -R-i-c-k-y, R-i-c-k-y, c-a-m-p-i-o-n-e-, c-a-m-p-i-o-n-e-.
La bambina si
avvicinò a lui dichiarandogli:
-Riccardino è un
grande onore conoscerti e stringerti la mano. Ti aspettavamo da
tanto tempo. Finalmente sei arrivato! Il mio nome è Dafne. -
Riccardino non
aveva mai visto una bimba così bella. I capelli lunghissimi erano
lisci e riflettevano la luce, come fili d’oro sparsi fra le ali, i
suoi occhi parevano pezzi di cielo…sembrava una bambolina, era bella
da togliere il fiato!
-Anch’io sono una
Terrena, pensa che avevo una malattia più grave della tua, rarissima
e incurabile, che colpisce 1 bambino su un milione. Ero in ospedale,
e mentre stava arrivando la fine, ho conosciuto Lilla, la farfalla.
Mi ha portato qui e ho scelto di restare.-
-Quando sei
arrivata?-
-Più di un secolo
fa, all’epoca avevo 12 anni.-
-Un secolo…quanto
tempo è?-
-Un secolo sono
100 anni-
-E oggi… quanti
anni hai?! –
-120, secondo i
miei calcoli.-
-Mi sembra che
non sia passato tutto questo tempo, sei sicura? Dimostri 12 o 13
anni. –
-Sono centenaria,
i bambini che provengono dalla Terra smettono di crescere,
altrimenti si ammalerebbero di nuovo. Ma…ho la sensazione che non ti
hanno ancora detto nulla -
-Cosa dovrebbero
dirmi? Sono solo un bambino piccolo, compirò 4 anni a settembre. Non
capisco i discorsi dei grandi. Io più tardi torno a casa, dalla mia
mammina.-
Pensando a
Giulia, Riccardino iniziò a piangere.
-Non piangere,
su! Tieni un fazzoletto… coraggio, piccolo guerriero, sono certa che
dopo aver vissuto questi giorni felici e spensierati, non te la
sentirai di tornare sulla Terra e ricominciare a soffrire. Nessuno
di loro l’ha fatto, sono rimasti tutti.- affermò Dafne, indicando
gli altri bambini. E aggiunse:
-Dimenticherai la tua mamma, qui non ne hai bisogno. Ascolta:
la Regina sta rastrellando tutti i
bambini molto ammalati, per ripopolare il Paese dei Girasoli. Con i
suoi sortilegi li guarisce da ogni male e finora ti assicuro che
neanche uno ha avuto voglia di tornare a casa. In questo modo, viene
garantita la sopravvivenza della comunità. Devi sapere che in questo
posto non nascono più bambini, e dato che nessuno muore, gli
Helianthus sono tutti centenari. Le donne sono sterili a causa
della loro età e vanno a cercare i bambini sulla Terra. A turno,
mandano i loro figli adottivi, cioè noi, ad invitarli. Fra poco
toccherà anche a me portarne qualcuno qui, la Regina m’insegnerà a
trasformarmi e così andrò giù attraverso il Tunnel. –
-E come fai ad
avere le ali? Perché le mie, sono finte! -
-A un certo
punto, inizia la metamorfosi, non so dirti quando, ma succede che
piano piano ti spuntano. Ti svegli con un gran prurito fra le
scapole, come se ti avessero punto le zanzare. Poi ti cresce un
bubbone che s’ingrossa ogni giorno di più, finché improvvisamente si
spacca e… paf! Loro escono, sviluppandosi in pochi istanti, senza
dolore. Te le ritrovi sulle spalle senza neanche sapere come e
terminerà il prurito! All’inizio te le prestano, così impari a
usarle. Puoi volare a qualche metro da terra e arrivare senza
fatica in cima agli alberi. E’ fantastico!-
-Lo so, ho già
provato, ed è bellissimo vedere il mondo dall’alto! Dafne sei così
allegra…tu non pensi mai ai tuoi genitori?-
-E’ passato tanto
tempo…sono accadute molte cose nella mia vita, ormai sono cresciuta,
li ho dimenticati. Preferisco vivere in un posto magico, come il
Paese dei Girasoli, sulla Terra sarei stata per sempre una povera
bambina malata, collegata ad una macchina per respirare. Un giorno
adotterò un bimbo Terreno e diventerà lui la mia famiglia. L’unico
problema semmai è che si rimane sempre bambini, almeno fisicamente.
Non si cresce più, non s’invecchia e non si muore -
Dorino vide in
lontananza Dafne che parlava fitto fitto con Ricky e li raggiunse:
-Sei la solita chiacchierona, Dafne, andiamo Ricky, non credere a
ciò che ti racconta, è un’aspirante Maga, anzi è una piccola Strega
– e rivolgendosi alla bimba: -questo non gliel’hai detto, vero? Ciao
Dafne, noi ce ne andiamo a cavalcare alla Foresta Gialla.-
-Spero di
rivederti presto!- le disse Riccardino restituendole il fazzoletto.
-Ciao Ricky, buon
divertimento!-
Sorvolando il
campo a pochi metri da terra, giunsero alla Foresta Gialla, dove due
cavalli bianchi li attendevano.
-Seguimi baby,
dobbiamo atterrare in groppa ai cavalli, cerca di divaricare le
gambe, non è difficile, guarda me. -
Dorino planò in
sella e Riccardino imitò la sua manovra riuscendoci senza
difficoltà.
-Ehi, sembra che
non hai fatto altro sulla Terra! Sei l’unico Terreno che conosco a
non esser caduto durante il primo volo!-
-Dorino, questi
cavalli sono strani, non ne ho mai visti prima d’ora. -
-Ti presento
l’unicorno, il mitico bianco cavallo alato, dalla testa rossa e gli
occhi blu. Il corno che ha in fronte si chiama Alicorno, ed è dotato
di poteri magici. Sulla Terra si sono estinti qualche milione di
anni fa, da noi ne sono rimasti due, Ginger e Pepper. Reggiti forte,
baby, attaccati alla criniera, si decolla…-
- Un cavallo con
un corno magico e le ali…mamma mia! Quando lo racconterò a Ninì,
stenterà a credermi!-
-Benvenuto a
bordo, Ricky!- disse l’unicorno. Io sono Ginger, piacere di
conoscerti.-
-Ma tu parli?Ohhhh…non
è possibile…- Riccardino rise di gusto.
-Non
meravigliarti piccolo, qui tutti gli animali sono parlanti. E’
un’altra cosa che sulla Terra non avete! –
Iniziarono a
cavalcare nella Foresta e gradualmente presero quota, volando prima
sopra gli alberi, poi in alto fra le nuvole.
-Che ne pensi del
tuo primo volo?- gli chiese l’unicorno.
-E’ emozionante!
Dove andiamo?-
-Attraversiamo
una nuvola, ti piacerà, sarà come galleggiare sulla bambagia-
Gli unicorni si
fiondarono dentro la nuvola più grande i ragazzi scesero da cavallo
e Dorino insegnò a Ricky a saltare dentro la nuvola.
-Non pensavo di
divertirmi così tanto! – disse, rotolandosi.
-Ancora non hai
visto niente baby! – urlò alle sue spalle Dorino – ora si va al
mare, a fare una nuotata, sempre che tu ne abbia voglia-
-Ma io non so
nuotare! Ho paura dell’acqua!-
-Tranquillo, ci
stanno aspettando degli amici che ti insegneranno…-
Gli unicorni si
esibirono in una virata spettacolare e lasciata dietro di loro la
Foresta Gialla, si diressero a gran velocità verso la spiaggia.
Dall’alto il mare era uno spettacolo e Riccardino si godeva ogni
momento della sua favolosa avventura senza paura. Gli piaceva il
vento fra i capelli, respirare l’odore di salsedine. Il piccolo si
sentiva al sicuro, aggrappato alla criniera del suo cavallo magico.
Giunsero alla grande spiaggia, dove palme altissime svettavano nel
cielo e chiassose scimmiette si lanciavano sghignazzando da un
albero all’altro. Dorino le salutò: -Ci vediamo un’altra volta,
bimbe, adesso ho da fare.-
Gli unicorni
atterrarono dolcemente sulla sabbia dorata e i due ragazzi aiutati
dalle loro ali scesero giù dolcemente. Dorino li congedò e loro
risposero con un inchino, piegando le zampe anteriori e aprendo le
ali, che da vicino sembravano ancora più grandi. Entrambi
strofinarono l’Alicorno sulla testa di Riccardino, che li abbracciò.
-E’ stato meglio
delle giostre! –
-Ci vediamo
presto Ricky, buona fortuna!-
-Ciao Ginger,
ciao Pepper!-
Emisero un
nitrito all’unisono e rialzandosi con eleganza volarono via.
Riccardino alzò gli occhi osservando gli unicorni scomparire nelle
profondità del cielo e il gruppo di buffe scimmiette che
continuavano a balzare giocose da una palma all’altra. Una di loro
saltò acrobaticamente sulla spiaggia e aperta una noce di cocco, la
offrì a Riccardino:
-Benvenuto,
piccolo guerriero! Sono Betta, questa è per te!-
-Ciao Betta, che
cos’è?-
-Una noce di
cocco, bevi il latte per dissetarti e mangia il frutto, è
buonissimo.-
Il bimbo bevve il
latte direttamente dal guscio e poi mangiò un grosso pezzo di cocco,
sgranocchiandolo con energia.
-Buono… grazie
Betta, ora devo andare, Dorino mi sta chiamando.-
-Baby vieni qui!
– e rivolto al mare - Nenè e Nanà dove siete?- urlò il Maghetto.
-Siamo quiii!
- rispose un delfino emergendo dall’acqua.
-Nenè vecchio
mio, come stai? Questo è il nostro nuovo ospite, Ricky. Dovrà
imparare a nuotare.-
-Ciao Ricky, ti
affido a Nanà, mia moglie, lei è più paziente!-
Riccardino li
salutò, forse stava sognando, guardò i due delfini parlanti e
sussurrò:
-Non avevo mai
visto un delfino…-
- Io sono Nanà,
piacere di conoscerti. Togli le scarpette e i calzoni entra in acqua
e avvicinati a me. Non è profondo, vedrai che imparerai subito a
nuotare!-
Il bimbo tolse
scarpette, calzini e pantaloni ed entrò coraggiosamente nel mare. Fu
un momento, gli parve di vedere in controluce, sul pelo dell’acqua,
la sua mamma che gli diceva: -Tu sei il mio piccolo grande
guerriero, darei la vita per te, per farti guarire, amore mio…-
Raggiunse Nanà
fra le lacrime:
-Lo so a cosa
pensi, piccolo. E’ dura, ma puoi farcela. Sei o no un guerriero? La
tua mamma sarebbe fiera di te! Immergiti piano piano e appoggiati a
me.-
L’acqua era calda
e invitante, stare a mollo fu una sensazione incredibile. Niente da
paragonare al bagnetto fatto a casa! Poco dopo era in grado di
galleggiare da solo, sempre sotto la stretta sorveglianza di Nanà.
-Bene, adesso si
va sott’acqua, dovrai trattenere il respiro, ti presenterò gli amici
pesci e le stelle marine.-
Nanà si tuffò e
Riccardino chiuse gli occhi impugnando saldamente la pinna del
delfino. I pesci e le stelle marine si erano riuniti attorno a loro
per porgergli il benvenuto e improvvisarono uno spettacolo in suo
onore. Il bimbo aprì gli occhi piano piano, e li vide volteggiare
fra i coralli e le alghe. Erano di tutti i colori, e pensare che
prima credeva che i pesci fossero grigi! La vita sottomarina lo
conquistò e applaudì entusiasta. Dafne aveva ragione… quello era il
mondo ideale, un paradiso dove chiunque avrebbe voluto vivere,
felice e senza malattie. Per sempre, e a qualsiasi condizione. In
quell'attimo, Riccardino decise di restare nel Paese dei Girasoli.
Ogni tanto Nanà lo aiutava a riemergere per fargli riprendere fiato,
lui aveva imparato a nuotare e a dosare la respirazione, era in
grado di stare a lungo sott’acqua, senza chiudere mai gli occhi.
-Nanà, voglio
rivedere i pesci farfalla e i pesci pagliaccio, sono i miei
preferiti!–
Effettivamente i
pesci farfalla, a righe bianche e gialle e i pesci pagliaccio, a
righe bianche e nere, con la coda gialla, avrebbero affascinato
chiunque, figurarsi un bimbo di 4 anni!
-Per oggi può
bastare, Ricky, sarai stanco! Loro sono sempre qui, tornerai
un’altra volta!-
-Va bene… Grazie
Nanà, non dimenticherò mai questa giornata. Ti voglio bene!-
-Te ne voglio
anch’io, piccolo guerriero. Sono certa che farai la scelta giusta.
Abbi cura di te.-
Riccardino le
diede un bacio in fronte stringendola in un abbraccio. Pensò con
nostalgia ad un altro abbraccio… Dorino lo stava chiamando a gran
voce e a malincuore raggiunse la riva.
|