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::SECONDA PARTE: L'Iniziazione::

 

Mirella Puccio - clicca qui per la tua favola personale

   

SECONDA PARTE: L’INIZIAZIONE

 

             Procedevano lentamente, Riccardino pedalava alacremente, girandosi a destra e a sinistra, perché qualsiasi cosa lo incuriosiva. Le farfalle erano gigantesche e svolazzando sopra le loro teste canticchiarono:

-Doriiiino, alla fine sei riuscito a portare un altro bambiiiino dalla Terra! Gliel’hai spiegato che non potrà più tornare giù?-

Riccardino si fermò spaventato ad ascoltarle e il Maghetto proruppe:

-Ragazze, fatevi gli affari vostri e non rompete le scatole, Ricky è appena arrivato e può tornare sulla Terra quando vuole. E tu, baby, non stare ad ascoltare quelle stupide pettegole, ti spiegherò tutto più tardi, okay?-

-Che belle! Chi sono? -

-Le tre farfalle: Lalla, Lella e Lilla. -

-Dorino promettimi che entro stasera tornerò a casa. -

-Qui il tempo non esiste, è un’invenzione dei Terreni! Stasera, domani, fra un anno, non ha nessuna importanza. Pensa piuttosto che da quando mi hai conosciuto sei guarito, ti pare poco? Adesso basta con le chiacchiere, io ho un certo languorino, ti va di far merenda? - 

-Io non so mangiare, non ho mai masticato o bevuto, la mamma mi bagna le labbra ogni tanto e il dottore mi ha fatto un buco nella pancia per far passare la pappa con un tubicino. Non mi da’ fastidio, però tutte le volte che la mamma prepara il siringone mi viene da vomitare. Io mangio da qui, guarda…- replicò Riccardino, sollevando la maglietta. La pelle del bimbo era liscia e candida, senza alcuna traccia del foro per il sondino.

-Come…com’è possibile? L’ho sempre avuto… è un’altra delle tue magie, vero Dorino?-

-Può darsi baby… ti ricordo che nel Paese dei Girasoli non esistono le malattie, per questo sono tutti vecchi. Dopo mangiato andremo a fare una partita. Se non sbaglio, non hai mai preso a calci un pallone ed è un’altro dei tuoi desideri, no?

-Sì… chi te l’ha detto?-

-So tutto di te, piccino. Dopo la partita, ti condurrò nella Foresta Gialla. Ci aspettano un paio di cavalli molto speciali… imparerai anche a cavalcare. Non è male come programma, no? O preferisci tornare a casa tua, star seduto sul passeggino e sognare di correre?... –

-No, no, è bellissimo, ma io voglio mamma e papà…- piagnucolò Riccardino.

-Goditi questa giornata baby, e poi ne riparliamo. Ti assicuro che potrai tornare sulla Terra quando vuoi.-

 

Riccardino rifletté e ammise che in fondo quello era il giorno più bello della sua vita, solo che gli dispiaceva non poterlo condividere con i suoi cari genitori e suo fratello. Le sue gambette si muovevano agili, le braccine erano diventate vigorose e piene di vita, gli occhi esploravano ogni cosa, ammirando quel luogo fatato, tanto diverso dalla sua città. Anche le margherite erano enormi, e si scansavano per farli passare, piegando leggermente il gambo.  Percorrendo i viali alberati, si accorse che creature invisibili li scortavano, lasciando una scia luminosa nell’aria, mentre si aggiravano veloci tra i cespugli. 

 

Era sorprendente il modo in cui riusciva a pedalare e di tanto in tanto muoveva le braccia per “sentirle”. La testolina poi stava tesa sul collo, e Riccardino si girava facendo strani cenni col capo perché gli piaceva moltissimo esercitare tutti i muscoli.

-Finalmente l’hai trovato?- proferì una Voce melliflua, accompagnata da un suono di campanelli. Dorino frenò e rispose:

-Sì mia Regina, non è stato facile, solo un bimbo su 150.000 possiede questa malattia, nel mondo dei Terreni…l’ho trovato in Italia, in un paesino chiamato “Spezzano”- Dorino parlava guardando un punto sopra la gigantesca quercia. Riccardino era fermo accanto a lui ma non vedeva nessuno.

-Perché tu possa diventare un mago, e liberare tuo padre, era indispensabile che lo trovassi!  Sei stato abile, ma siamo appena all’inizio dell’opera. Quando arriverai fino in fondo, manterrò la mia promessa. Accompagna il tuo piccolo ospite al Mulino, sarà stanco e affamato, poi andrete a giocare.-

-Grazie mia Regina. Sempre ai tuoi ordini. – replicò Dorino, portando una mano al cuore e sbattendo le ali.

-Dorino, con chi parlavi? Perché non ho visto nessuno? – chiese Riccardino.

-La Regina decide se e quando manifestarsi. Su andiamo via, seguimi. -

 

Ripresero a pedalare su per la collina, finché raggiunsero un’ampia radura. Un enorme mulino a vento, bianco e azzurro, si stagliava maestoso contro il cielo. Si presentò in tutta la sua magnificenza agli occhi stupiti di Riccardino, che dalle sue parti non ne aveva mai visto uno. Rimase incantato a guardare la grande ruota fissata in cima ad una specie di torre, con le pale che giravano sospinte dalla lieve brezza. Gli sembrò bellissimo, solo che aveva delle strane finestre, lunghe e strette, simili a fessure. Dorino gli spiegò che nel Paese dei Girasoli il sole non tramontava mai, quindi le finestre erano ristrette per limitare il passaggio della luce. La porta d’ingresso si aprì magicamente al loro arrivo. All’interno del Mulino troneggiava una tavola enorme, imbandita con ogni sorta di dolciumi: torte, dolci e biscotti,  pop corn, zucchero filato, tavolette di cioccolata, cioccolatini e caramelle, che diffondevano il loro delizioso profumino nell’aria. 

-Che te ne pare, baby? Questo banchetto è in tuo onore… benvenuto nel Paese dei Girasoli! –

-Che bontà... vorrei mangiare tutto…non mangio da quasi quattro anni non so neanche se ne sono capace – sospirò Riccardino. –Ora capisco cosa vuol dire avere “l’acquolina in bocca”! -

-Imparerai in fretta, te l’assicuro! Se non dovesse bastare, ce n’è dell’altro di là, non temere-

 

Riccardino iniziò dalla torta con panna e fragoline, tuffando golosamente le dita nella crema bianca e soffice. Poi assaggiò la crostata di mele, la torta al cioccolato, i bigné alla crema, le sfogliatelle, addentò il torrone, i biscotti farciti… mangiava avidamente e riusciva ad ingoiare ogni prelibato boccone senza affogarsi. Dorino gli versò un bicchiere d’acqua, bevve e crollò addormentato su un pagliericcio.

 

Al suo risveglio splendeva ancora il sole, che filtrava appena appena da quelle strane finestre. Riccardino era ancora disteso e non si era mai sentito così bene in vita sua. Si toccò la pancia, era bella liscia, non c’era traccia del sondino. Aveva mangiato voracemente, usando la bocca, i denti e la lingua, altro che pappe e siringone! Allungò ancora incredulo le gambe e i piedi, stiracchiandosi come un gatto.

-Devo aver dormito tanto…- disse stropicciandosi gli occhi. –Dorino dove sei? Che ore sono?-

-Sono qui, buongiorno piccolo mio. Noi non misuriamo il tempo come voi Terreni perché abbiamo deciso che non esiste, quindi ci siamo liberati di orologi e calendari. Tieni presente che da noi ogni giorno è domenica, il sole splende in continuazione, non scende mai la notte, ed è sempre primavera. Per rispondere alla tua domanda…vediamo, avrai dormito un bel po’, qualcosa come tre, quattro ore. O dieci, più o meno... Non so dirti altro. -

-Perché sono qui? Quando tornerò a casa?-

-Ascolta baby, sei molto fortunato, la Regina ti ha scelto fra 150.000 bambini, scoprirai cosa si prova a VIVERE. Non aver fretta, nessuno sulla Terra si accorgerà della tua scomparsa, ti trovi in un mondo parallelo, dove non esiste il tempo così come voi Terreni lo concepite. In questo preciso momento la tua mamma sta parlando a telefono e tu sei in cucina, seduto nel passeggino, bloccato saldamente da una cintura. La Regina vedendoti si è impietosita e nella sua grande generosità, ha espresso il desiderio di conoscerti per regalarti la guarigione. Sappiamo che i tuoi Umani non sono in grado di curarti perché nel vostro mondo senza i soldi non si può far nulla.-

-La mamma sta raccogliendo i soldini per portarmi in America così guarirò. Ci sono tante persone buone che l’aiutano – replicò prontamente Riccardino.

- Se resti con noi, sarai guarito per sempre, non avrai più bisogno di cure costose e tua madre non dovrà più affannarsi. Finora hai conosciuto solo la sofferenza, nel Paese dei Girasoli invece sarai libero e felice, potrai mangiare dolci a volontà,  giocare , volare...-

-Sì, sì, fammi volare, ti prego! E voglio andare di nuovo in bicicletta! Va bene Dorino, mi hai convinto, per ora sto qui, ma voglio cominciare subito a divertirmi! -

- Bravo Ricky! Ti prenderai una bella rivincita, te l’assicuro. La bicicletta che hai usato è un mio regalo personale.-

-Davvero posso tenerla? Grazie!!!-

-Ti va di andare al campo per fare una partita? -

-Sììììì-

-Ti presto un paio di ali, così arriviamo subito e tu cominci ad esercitarti. Nel nostro Paese le distanze sono enormi e se non hai un buon paio d’ali, sei tagliato fuori -

 

Dorino trasse due piccole ali da una tasca, che applicò con una leggera pressione alla schiena di Riccardino. Esse attraversarono la maglietta per fissarsi sulla pelle in maniera indolore. Nel giro di pochi istanti s’ingrandirono, cominciarono a muoversi, animate da vita propria. Erano variopinte e scintillanti, sbattendo emettevano un lieve fruscio. Riccardino cercò di girarsi per vedersele addosso:

-Non riesco a vederle, fammi guardare allo specchio, Dorino -

-Puoi specchiarti sul laghetto dietro al Mulino, le sue acque sono limpide e trasparenti, vieni ti accompagno. -

Il piccolo lo seguì e s’inginocchiò sulla riva per guardare da vicino la sua immagine riflessa.  : -Ohhhhh… che belle, come brillano, grazie Dorino… dimmi, come si fa a volare?-

–Tocca la spalla destra due volte per volare a un metro da terra; se vuoi andare più in alto, tocca la spalla sinistra; per scendere, batti le mani. Hai capito?-

-Sì, è più facile che camminare. -

Sei pronto? Si parteeee!-

 

I due si librarono nell’aria, Dorino conosceva tutti gli uccellini e li salutava chiamandoli per nome:

-Ehilà Tilly come stai? Ueee, chi si vede, Lulù, come mai da queste parti? Ciao Gigi, tanti auguri per la nascita dei gemelli. -

Riccardino si stava divertendo come un matto e rideva a crepapelle:

-Stamattina non potevo camminare e adesso addirittura sto volando! Ora sì che comincio a divertirmi. Se mi vedesse Ninì…-

-Allora sei contento Ricky?-

-Sì, tanto!-

 

Atterrarono sul campo di calcetto, dove altri bambini pareva li aspettassero. Riccardino s’impossessò del pallone stringendolo forte  al petto e chiudendo gli occhi disse:

-Enzo, ti dedico la mia prima partita. Sarai fiero di me, te lo giuro.-

Dorino gli presentò la squadra: -Ragazzi, lui è il piccolo grande guerriero, Riccardo Pio, Ricky o Riccardino per gli amici.-

Erano tutti dotati di ali trasparenti, il più grande aveva 10 anni o poco più, poi vide LEI, ma riuscì a parlarle solo dopo la partita.

 

La sua squadra vinse 3 a 0 fra il tripudio generale, Riccardino pur non avendo mai giocato, aveva segnato tre gol spettacolari e Lei ogni volta era balzata in piedi per fare il tifo, gridando “Gol!” e applaudendo fragorosamente.

Alla fine della partita, tutti i bambini si erano alzati in piedi scandendo il suo nome: -R-i-c-k-y, R-i-c-k-y, c-a-m-p-i-o-n-e-, c-a-m-p-i-o-n-e-.

La bambina si avvicinò a lui dichiarandogli:

-Riccardino è un grande onore conoscerti e stringerti la mano. Ti aspettavamo da tanto tempo. Finalmente sei arrivato! Il mio nome è Dafne. -

Riccardino non aveva mai visto una bimba così bella. I capelli lunghissimi erano lisci e riflettevano la luce, come fili d’oro sparsi fra le ali, i suoi occhi parevano pezzi di cielo…sembrava una bambolina, era bella da togliere il fiato!

-Anch’io sono una Terrena, pensa che avevo una malattia più grave della tua, rarissima e incurabile, che colpisce 1 bambino su un milione. Ero in ospedale, e mentre stava arrivando la fine, ho conosciuto Lilla, la farfalla. Mi ha portato qui e ho scelto di restare.-

-Quando sei arrivata?-

-Più di un secolo fa, all’epoca avevo 12 anni.-

-Un secolo…quanto tempo è?-

-Un secolo sono 100 anni-

-E oggi… quanti anni hai?! –

-120,  secondo i miei calcoli.-

-Mi sembra che non sia passato tutto questo tempo, sei sicura?  Dimostri 12 o 13 anni. –

-Sono centenaria, i bambini che provengono dalla Terra smettono di crescere, altrimenti si ammalerebbero di nuovo. Ma…ho la sensazione che non ti hanno ancora detto nulla -

-Cosa dovrebbero dirmi? Sono solo un bambino piccolo, compirò 4 anni a settembre. Non capisco i discorsi dei grandi. Io più tardi torno a casa, dalla mia mammina.-

Pensando a Giulia, Riccardino iniziò a piangere.

-Non piangere, su! Tieni un fazzoletto… coraggio, piccolo guerriero, sono certa che dopo aver vissuto questi giorni felici e spensierati, non te la sentirai di tornare sulla Terra e ricominciare a soffrire. Nessuno di loro l’ha fatto, sono rimasti tutti.- affermò Dafne, indicando gli altri bambini. E aggiunse:

-Dimenticherai la tua mamma, qui non ne hai bisogno. Ascolta: la Regina sta rastrellando tutti i bambini molto ammalati, per ripopolare il Paese dei Girasoli. Con i suoi sortilegi li guarisce da ogni male e finora ti assicuro che neanche uno ha avuto voglia di tornare a casa. In questo modo, viene garantita la sopravvivenza della comunità. Devi sapere che in questo posto non nascono più bambini, e dato che nessuno muore, gli Helianthus sono tutti centenari. Le donne sono sterili a causa della loro età e vanno a cercare i bambini sulla Terra. A turno, mandano i loro figli adottivi, cioè noi, ad invitarli. Fra poco toccherà anche a me portarne qualcuno qui, la Regina m’insegnerà a trasformarmi e così andrò giù attraverso il Tunnel. –

-E come fai ad avere le ali? Perché le mie, sono finte! -

-A un certo punto, inizia la metamorfosi, non so dirti quando, ma succede che piano piano ti spuntano. Ti svegli con un gran prurito fra le scapole, come se ti avessero punto le zanzare. Poi ti cresce un bubbone che s’ingrossa ogni giorno di più, finché improvvisamente si spacca e… paf! Loro escono, sviluppandosi in pochi istanti, senza dolore. Te le ritrovi sulle spalle senza neanche sapere come e terminerà il prurito! All’inizio te le prestano, così impari a usarle.  Puoi volare a qualche metro da terra e arrivare senza fatica in cima agli alberi. E’ fantastico!-

-Lo so, ho già provato, ed è bellissimo vedere il mondo dall’alto! Dafne sei così allegra…tu non pensi mai ai tuoi genitori?-

-E’ passato tanto tempo…sono accadute molte cose nella mia vita, ormai sono cresciuta, li ho dimenticati. Preferisco vivere in un posto magico, come il Paese dei Girasoli, sulla Terra sarei stata per sempre una povera bambina malata, collegata ad una macchina per respirare. Un giorno adotterò un bimbo Terreno e diventerà lui la mia famiglia. L’unico problema semmai è che si rimane sempre bambini, almeno fisicamente. Non si cresce più, non s’invecchia e non si muore -

 

Dorino vide in lontananza Dafne che parlava fitto fitto con Ricky e li raggiunse: -Sei la solita chiacchierona, Dafne, andiamo Ricky, non credere a ciò che ti racconta, è un’aspirante Maga, anzi è una piccola Strega – e rivolgendosi alla bimba: -questo non gliel’hai detto, vero? Ciao  Dafne, noi ce ne andiamo a cavalcare alla Foresta Gialla.-

-Spero di rivederti presto!- le disse Riccardino restituendole il fazzoletto.

-Ciao Ricky, buon divertimento!-

Sorvolando il campo a pochi metri da terra, giunsero alla Foresta Gialla, dove due cavalli bianchi li attendevano.

-Seguimi baby, dobbiamo atterrare in groppa ai cavalli, cerca di divaricare le gambe, non è difficile, guarda me. -

Dorino planò in sella e Riccardino imitò la sua manovra riuscendoci senza difficoltà.

-Ehi, sembra che non hai fatto altro sulla Terra! Sei l’unico Terreno che conosco a non esser caduto durante il primo volo!-

-Dorino, questi cavalli sono strani, non ne ho mai visti prima d’ora. -

-Ti presento l’unicorno, il mitico bianco cavallo alato, dalla testa rossa e gli occhi blu. Il corno che ha in fronte si chiama Alicorno, ed è dotato di poteri magici. Sulla Terra si sono estinti qualche milione di anni fa, da noi ne sono rimasti due, Ginger e Pepper. Reggiti forte, baby, attaccati alla criniera, si decolla…-

- Un cavallo con un corno magico e le ali…mamma mia! Quando lo racconterò a Ninì,  stenterà a credermi!-

-Benvenuto a bordo, Ricky!- disse l’unicorno. Io sono Ginger, piacere di conoscerti.-

-Ma tu parli?Ohhhh…non è possibile…- Riccardino rise di gusto.

-Non meravigliarti piccolo, qui tutti gli animali sono parlanti. E’ un’altra cosa che sulla Terra non avete! –

 

Iniziarono a cavalcare nella Foresta e gradualmente presero quota, volando prima sopra gli alberi, poi in alto fra le nuvole.

-Che ne pensi del tuo primo volo?- gli chiese l’unicorno.

-E’ emozionante! Dove andiamo?-

-Attraversiamo una nuvola, ti piacerà, sarà come galleggiare sulla bambagia-

Gli unicorni si fiondarono dentro la nuvola più grande i ragazzi scesero da cavallo e Dorino insegnò a Ricky a saltare dentro la nuvola. 

-Non pensavo di divertirmi così tanto! – disse, rotolandosi.

-Ancora non hai visto niente baby! – urlò alle sue spalle Dorino – ora si va al mare, a  fare una nuotata, sempre che tu ne abbia voglia-

-Ma io non so nuotare! Ho paura dell’acqua!-

-Tranquillo,  ci stanno aspettando degli amici che ti insegneranno…-

 

Gli unicorni si esibirono in una virata spettacolare e lasciata dietro di loro la Foresta Gialla, si diressero a gran velocità verso la spiaggia. Dall’alto il mare era uno spettacolo e Riccardino si godeva ogni momento della sua favolosa avventura senza paura. Gli piaceva il vento fra i capelli, respirare l’odore di salsedine. Il piccolo si sentiva al sicuro, aggrappato alla criniera del suo cavallo magico. Giunsero alla grande spiaggia, dove palme altissime svettavano nel cielo e chiassose scimmiette si lanciavano sghignazzando da un albero all’altro. Dorino le salutò: -Ci vediamo un’altra volta, bimbe, adesso ho da fare.-

Gli unicorni atterrarono dolcemente sulla sabbia dorata e i due ragazzi aiutati dalle loro ali scesero giù dolcemente. Dorino li congedò e loro risposero con un inchino, piegando le zampe anteriori e aprendo le ali, che da vicino sembravano ancora più grandi. Entrambi strofinarono l’Alicorno sulla testa di Riccardino, che li abbracciò.

-E’ stato meglio delle giostre! –

-Ci vediamo presto Ricky, buona fortuna!-

-Ciao Ginger, ciao Pepper!-

 

Emisero un nitrito all’unisono e rialzandosi con eleganza volarono via. Riccardino alzò gli occhi osservando gli unicorni scomparire nelle profondità del cielo e il gruppo di buffe scimmiette che continuavano a balzare giocose da una palma all’altra. Una di loro saltò acrobaticamente sulla spiaggia e aperta una noce di cocco, la offrì a Riccardino:

-Benvenuto, piccolo guerriero! Sono Betta, questa è per te!-

-Ciao Betta, che cos’è?-

-Una noce di cocco, bevi il latte per dissetarti e mangia il frutto, è buonissimo.-

Il bimbo bevve il latte direttamente dal guscio e poi mangiò un grosso pezzo di cocco, sgranocchiandolo con energia.

-Buono… grazie Betta, ora devo andare, Dorino mi sta chiamando.-

-Baby vieni qui! – e rivolto al mare - Nenè e Nanà dove siete?- urlò il Maghetto.

-Siamo quiii! - rispose un delfino emergendo dall’acqua.

-Nenè vecchio mio, come stai? Questo è il nostro nuovo ospite, Ricky. Dovrà imparare a nuotare.-

-Ciao Ricky, ti affido a Nanà, mia moglie, lei è più paziente!-

Riccardino li salutò, forse stava sognando, guardò i due delfini parlanti e sussurrò:

-Non avevo mai visto un delfino…-

- Io sono Nanà, piacere di conoscerti. Togli le scarpette e i calzoni entra in acqua e avvicinati a me. Non è profondo, vedrai che imparerai subito a nuotare!-

 

Il bimbo tolse scarpette, calzini e pantaloni ed entrò coraggiosamente nel mare. Fu un momento, gli parve di vedere in controluce, sul pelo dell’acqua, la sua mamma che gli diceva: -Tu sei il mio piccolo grande guerriero, darei la vita per te, per farti guarire, amore mio…-   

Raggiunse Nanà fra le lacrime:

-Lo so a cosa pensi, piccolo. E’ dura, ma puoi farcela. Sei o no un guerriero? La tua mamma sarebbe fiera di te! Immergiti piano piano e appoggiati a me.-

L’acqua era calda e invitante, stare a mollo fu una sensazione incredibile. Niente da paragonare al bagnetto fatto a casa! Poco dopo era in grado di galleggiare da solo, sempre sotto la stretta sorveglianza di Nanà.

-Bene, adesso si va sott’acqua, dovrai trattenere il respiro, ti presenterò gli amici pesci e le stelle marine.-

 

Nanà si tuffò e Riccardino chiuse gli occhi impugnando saldamente la pinna del delfino. I pesci e le stelle marine si erano riuniti attorno a loro per porgergli il benvenuto e improvvisarono uno spettacolo in suo onore. Il bimbo aprì gli occhi piano piano, e li vide volteggiare fra i coralli e le alghe. Erano di tutti i colori, e pensare che prima credeva che i pesci fossero grigi! La vita sottomarina lo conquistò e applaudì entusiasta. Dafne aveva ragione… quello era il mondo ideale, un paradiso dove chiunque avrebbe voluto vivere, felice e senza malattie. Per sempre, e a qualsiasi condizione. In quell'attimo, Riccardino decise di restare nel Paese dei Girasoli. Ogni tanto Nanà lo aiutava a riemergere per fargli riprendere fiato, lui aveva imparato a nuotare e a dosare la respirazione, era in grado di stare a lungo sott’acqua, senza chiudere mai gli occhi.

-Nanà, voglio rivedere i pesci farfalla e i pesci pagliaccio, sono i miei preferiti!–

Effettivamente i pesci farfalla, a righe bianche e gialle e i pesci pagliaccio, a righe bianche e nere, con la coda gialla, avrebbero affascinato chiunque, figurarsi un bimbo di 4 anni!

-Per oggi può bastare, Ricky, sarai stanco! Loro sono sempre qui, tornerai un’altra volta!-

-Va bene… Grazie Nanà, non dimenticherò mai questa giornata. Ti voglio bene!-

-Te ne voglio anch’io, piccolo guerriero. Sono certa che farai la scelta giusta. Abbi cura di te.-

Riccardino le diede un bacio in fronte stringendola in un abbraccio. Pensò con nostalgia ad un altro abbraccio… Dorino lo stava chiamando a gran voce e a malincuore raggiunse la riva.